giovedì 17 ottobre 2013

Come si fa a capire se un bambino ha un’allergia alimentare?

Risponde Maria Antonella Muraro, pediatra e specialista in Allergologia e Immunologia Clinica 
Uno dei primi elementi che può indurre più facilmente a sospettare un’allergia alimentare è la stretta correlazione tra l’insorgenza dei sintomi e l’ingestione dell’alimento sospetto. In genere il bambino comincia a manifestare i primi disturbi dopo pochi minuti, o anche già durante l’assunzione dell’alimento.

I sintomi d’esordio più comuni sono generalmente a carico della cute e delle mucose (gonfiore delle labbra o della lingua, arrossamento del volto, orticaria), ma possono comparire anche sintomi respiratori (rinite o asma) o gastrointestinali (vomito, crampi addominali, diarrea). In alcuni casi, fortunatamente più rari, compaiono sin dall’esordio sintomi più importanti, come grave difficoltà respiratoria e calo pressorio.
In altre situazioni, deve far pensare a un’allergia alimentare la ricorrenza o il peggioramento di sintomi di moderata intensità, la loro cronicizzazione e l’associazione con altre manifestazioni, come per esempio l’eczema o dermatitite atopica sotto i 2 anni di età associato a scarsa crescita o dolori addominali o rigurgiti importanti.
La dermatite atopica è un’infiammazione della cute caratterizzata da eczema, intenso prurito con estrema secchezza cutanea. In alcuni bambini, soprattutto i più piccoli, uno dei fattori scatenanti è rappresentato dell’allergia alimentare per lo più ad alimenti correlati alle abitudini alimentari della famiglia e quindi comunemente al latte vaccino, uovo, grano.

Nel sospetto di un’allergia alimentare è opportuno che venga consultato il pediatra curante o l’allergologo prima di effettuare diete di eliminazione fai da te con l’ obiettivo di mirare la diagnosi ed evitare problemi nutrizionali.

Non esiste un test di laboratorio che da solo possa identificare o escludere un’allergia alimentare. Si tratta bensi di un percorso diagnostico che comprende una storia accurata dei sintomi, accertamenti direttamente sul bambino (prick-test), esami di laboratorio sul sangue, diete di esclusione finalizzate alla diagnosi e test di reintroduzione-scatenamento in ambiente protetto per il controllo di eventuali reazioni gravi.
La positività dei test non stabilisce tuttavia una relazione sicura di causa-effetto tra l’assunzione dell’alimento e la comparsa della reazione allergica. Per tale motivo, va instaurata una dieta “diagnostica” di esclusione dell’alimento o degli alimenti sospettati, per periodo breve variabile da 7 a 21 giorni a seconda dei sintomi per verificare il miglioramento dei sintomi con l’eliminazione di alcuni allergeni. Alla dieta di esclusione diagnostica, deve far seguito un test di reintroduzione dell’alimento/i. Tale test consiste nella somministrazione per bocca di quantità dell’alimento a dosaggi crescenti e definiti in base alle caratteristiche dei sintomi e delle reazioni dello specifico bambino. Il test va eseguito in ambiente “protetto” sotto la supervisione di personale competente nella valutazione delle eventuali reazioni e in grado di intervenire in maniera appropriata qualora queste si manifestassero. La correttezza di tutte le fasi di questo percorso diagnostico è fondamentale per la diagnosi e condiziona la gestione definitiva della malattia.

martedì 15 ottobre 2013

Il raffreddore nei bambini

Il raffreddore è uno dei disturbi più comuni in grandi e piccini.
I bambini, specie i più piccoli manifestano il proprio fastidio immediatamente: sono più irritabili del solito, hanno il nasino chiuso e gli occhi lacrimosi, sono tutti segnali evidenti del fastidio che provano quando hanno il raffreddore.
L’aiuto migliore è, ai primi sintomi, fare il possibile per migliorare la loro respirazione, ossia rendere più fluido il muco utilizzando sostanze naturali aromatiche in forma di gel spalmato sul petto, fare inalazioni di vapori di soluzioni saline, umidificare gli ambienti e togliere il muco con le apposite pompette di gomma che non provocano nessun fastidio nel bimbo e che lo aiutano a “soffiarsi il nasino” visto che da solo ancora non sa farlo. 


Consigli e rimedi

Si dice che per evitare il raffreddore e l’influenza bisogna coprirsi ed evitare il freddo: è una pura invenzione.
Anzi, i luoghi chiusi, caldi e affollati sono l’ambiente preferito dai virus per propagarsi rapidamente con un solo colpo di tosse.
Un rimedio naturale è dato dalla propoli che diffusa nell’aria aiuta a sanificare gli ambienti e riduce del 70% il rischio di contrarre raffreddori e mal di gola, può essere utilizzata anche sotto forma di gocce o inalata.
Detti popolari e curiosità
I dati più recenti dicono che il 46% degli italiani è colpito ogni anno dal raffreddore, con una media di 5 raffreddori ciascuno ogni anno e una perdita complessiva di 40.000 giornate di lavoro e 20.000 giorni di scuola.
La nonna diceva che per guarire dal raffreddore usando le medicine sono necessari 7 giorni... perché il raffreddore passi da solo ci vuole una settimana!

sabato 12 ottobre 2013

Quanto dura lo svezzamento?


Quanto dura lo svezzamento? E da che età il bambino può mangiare a tavola le stesse cose degli adulti?
Qualche buon consiglio su come gestire questo delicato passaggio.
Innanzitutto l’educazione alimentare inizia fin dai primi giorni di vita del bambino, anzi, già dai nove mesi di gravidanza.
Nei primi mesi il neonato assume solo latte. Ma dal quinto–sesto mese può cominciare ad assaggiare cibi diversi.

Si comincia con la frutta. Poi si passa alle pappine e via via a cibi sempre più solidi. Dall’anno in poi il bambino può mangiare le stesse cose degli adulti. Ovviamente bisogna considerare quanti denti ha il piccolo!
Un trucchetto: mettete tra i giochi del bimbo un cucchiaino, un piattino e un bicchiere di plastica. Comincerà così a prendere confidenza con questi oggetti a lui sconosciuti. E quando arriverà il momento saprà già come utilizzarli!
Varietà. La parola d’ordine deve essere proprio la varietà dei cibi proposti. Il bambino deve assaporare gusti differenti e abituarsi a mangiare tutto.
Non gli piace la verdura? Ci sono talmente tante varietà in commercio e talmente tante ricette da sperimentare che qualcuna di suo gradimento si troverà! E non abbiate timore di cimentarvi in pietanze nuove che neppure voi conoscete. Sarà una bella scoperta per tutta la famiglia!
Il bambino si sporca? Pazienza! Nei primi periodi bisogna avere tanta pazienza perché il piccolo buongustaio deve sperimentare. Deve sperimentare il cibo in tutti i suoi colori, profumi, sapori.
Ed ora tre consigli fondamentali per avvicinare correttamente il bambino al fantastico mondo dell’alimentazione:
1) Mangiare insieme: condividete il momento del pasto con tutta la famiglia
2) Alimentazione sana: proponete sempre un’alimentazione sana, equilibrata e completa
3) Lasciare toccare: non abbiate paura di far toccare il cibo ai vostri pargoli.
Buon appetito!

giovedì 10 ottobre 2013


Pubblichiamo oggi questa divertente recensione per la libreria dei nostri piccoli tratta dal blog di Davide Nonino, Quante storie Papà.

"Nell’infinita classifica delle gioie di papà che sto costruendo, questa delle storie della buona nanna è di sicuro nella top ten del momento. Proprio un paio di settimane fa, per la prima volta, ho addormentato (o steso dal sonno o fate voi) Nicolò leggendogli una storia (o meglio cinque storie perché c’è voluto un po’).

Ma non vi dico la soddisfazione, lui a seguire con quegli occhioni spalancosi e tu lì a leggere soffice svolazzando fra animaletti e nuvolette. Anche questa fa parte dell’identica classifica di gioie che è impossibile replicare su blog o altro formato non vivente.

Che poi l’ho addormentato con 365 storie illustrate da Richard Scarry (lo stesso, scotchato e restaurato, che usava mia papà e vuoi mettere che effetto nanna?). Oltre a questo grande classico (che trovate ancora in libreria con le stesse illustrazioni e storie solo rivisto un attimo nel layout) vi consiglio altre due chicche per la nanna dei bimbi atterrate dritte nella nostra baby-libreria.

Per i più piccoli:
A tutta nanna (Sinnos editrice). Una delizia di libro a misura di piccolissimi che recita così nella quarta di copertina (che da sola varrebbe l’acquisto): se tu dormi assieme ad un libro, alle 6 di mattina se hai freddo lui si spoglia e ti dà la copertina! Racconta la storia di un bimbo come tutti che non vuole mettersi a nanna che però, pagina dopo pagina, scopre quali meraviglie possano nascondere i sogni.

Per i più grandi:
100 storie per quando è troppo tardi (Feltrinelli e Scuola Holden). Fa parte della collana Save the parents e la quarta di copertina è tutta un programma: L’idea di fondo è semplice: il vostro bambino vuole la storia? Dategliela. Ma corta. Lui vince e voi non perdete. Tutti contenti. Storie e altri mezzi di soccorso per mettere in salvo genitori sprovveduti che pensavano che crescere un figlio fosse tutto sommato una passeggiata.
Le storie sono spesso strampalate e stralunate ma hanno il gran pregio di strappare a tutti un sorriso."

lunedì 7 ottobre 2013

Giocare: il lavoro del neonato


Il gioco è di un’importanza fondamentale per lo sviluppo cognitivo del bambino. Fate capire a vostro figlio quanto ritenete importanti i suoi giochi, lo valorizzerete e lo stimolerete.

La valorizzazione avviene attraverso:
-  Il linguaggio: Françoise Dolto ha insistito sulla necessità di parlare ai nostri bambini sin dalla più tenera età. Valorizzate i suoi progressi, spiegategli quanto importante trovate tutto ciò che fa.

-  Il tempo: prendete il tempo di giocare con vostro figlio. Non dovete giocare tutto il giorno con lui, ma il tempo che dedicate al gioco deve essere continuativo e senza brusche interruzioni. Meglio prevedere momenti di gioco brevi ma completi. Terminate il gioco valorizzando i risultati, anche se non vi sembrano così evidenti. A priori, non c’è niente di straordinario nel vedere una pila di cubi crollare ma, se cercate di vederli con gli occhi di un neonato, vi accorgerete che è fantastico! Il bambino inizia anche in questo modo ad acquisire nozioni di reazione a catena, azione che determina una reazione, gravità…

-  Rispettare il tempo necessario al gioco in solitario: per imparare, il bambino ha bisogno di sperimentare da solo, senza interventi da parte degli adulti, che siano per incoraggiarlo o per correggerlo.

-  Incentivare il gioco: potete mettere a disposizione del bambino piccolo uno spazio dedicato alla scoperta senza limitarlo all’utilizzo di giochi confezionati.

-  Rispettare i suoi ritmi: anche un neonato o un bambino ha il diritto di sognare e perdere tempo! Non dimenticate che una stimolazione eccessiva può essere nociva.

-  Amarlo, ed amarlo ancora di più! 

venerdì 4 ottobre 2013

Dal lettone al lettino

Risponde la dott.ssa Lucia Todaro, psicopedagogista
Perché i bimbi vogliono sempre stare nel lettone di mamma e papà?
Perché è bello, è bello sentire il calore umano, è bello sentire il contatto fisico con le persone che più amano, ed è un bisogno, dopo una giornata intera, quello di stare un pochino attaccati al loro papà e alla loro mamma. E’ un bisogno molto sano, un bisogno di affettività e comunicazione.
Insomma è una cosa normale, non è sinonimo di un problema?
No, diventa un problema solo se il genitore non si accorge che, nonostante il lettone, deve aiutare il suo bambino a diventare sempre più sicuro di sé e quindi anche a superare la difficoltà e la paura che può avere nel dormire nel suo lettino. Perché un bambino che sa dormire nel suo lettino si sente più forte e più sicuro di sé nella vita.
Ma come facciamo a far capire ai nostri figli che è un bene dormire nel proprio lettino?
Bisogna proprio accompagnarli, avere la pazienza di stare vicino a loro nel lettino, raccontargli una storia, fargli sentire della musica, parlare, mettere comunque a suo agio il bambino in maniera che abbia facilità nello stare nel lettino e sentirsi tranquillo. E se qualche volta arriva nel lettone di notte, avere la pazienza di prenderlo e di riportarlo nel suo lettino con tranquillità: se il bambino sente che papà e mamma hanno fiducia in lui, lui a poco a poco avrà fiducia in se stesso nel superare le sue paure.
E non avere più paure?
No, le paure sono una cosa normale per un bambino ma è superando le paure che diventa grande. Ecco perché la paura del buio può essere affrontata lasciando una lucetta di emergenza accesa piuttosto che la porta aperta perché si veda la luce dall’altra stanza, la mamma può allontanarsi ma continuare a parlare con il bambino dalla stanza in cui è andata, ma lui deve imparare a superare quella paura perché così si sentirà veramente forte e grande, un pochino alla volta.
Come far addormentare bene il nostro bambino?
Bisogna accompagnarli a poco a poco e passare dall’eccitazione della giornata a quella che è la tranquillità che il buon sonno richiede: per cui un bagnetto caldo prima di andare a letto, una tisana che possa aiutare il sonno, ma anche evitare quelle attività come i cartoni animati, troppo eccitanti. Invece una storia, la musica, papà e mamma che gli fanno le coccole sono un modo meraviglioso per abituarlo a stare nel suo lettino.

mercoledì 2 ottobre 2013

Qual è il ruolo dell’adulto nel gioco del bambino?

Risponde Francesca Santarelli, psicologa infantile
Fin dai primi mesi di vita, andrebbe promossa l’autonomia del gioco. A volte i bambini più piccoli possono intrattenersi piacevolmente diversi minuti anche solo fissando un raggio di sole o un orologio a pendolo, ma è possibile anche mettere a loro disposizione un gioco o qualsiasi oggetto sicuro che si trova in casa. L’importante è non intervenire né interferire se non ce n’è davvero bisogno e, in tal modo, dar loro la possibilità di esercitare la fantasia e la creatività, ma anche l’autostima, la capacità di organizzazione e l’indipendenza.
Saper giocare anche da solo, infatti, è per il bambino (e anche per il genitore) una grande conquista. Certo va bene un incoraggiamento ogni tanto, ma abituare il bambino a continue “imbeccate” e intromissioni non solo significa limitare la sua spontaneità e la sua fantasia.
Ci sono, comunque, bambini che amano giocare da soli fin da molto piccoli e altri che, invece, dimostrano maggiori insicurezze e indecisioni, ma, a parte una questione di carattere, è anche una questione di “allenamento”. 
Quanto appena detto, però, non significa che, comunque, un genitore non debba sempre far in modo di trovare del tempo per giocare con i propri figli, anche perché ciò infonde loro sicurezza e protezione, oltre che renderli felici. È importante, però, che il genitore non faccia finta di giocare con il proprio bambino, magari mentre pensa al lavoro o a cosa preparare per cena. Il bambino riesce a percepire il grado di coinvolgimento dell’adulto e merita, perciò, che egli gli si dedichi in maniera assoluta, anche se solo per mezz’ora  Giocare con un bambino non deve significare sostituirsi a lui o intervenire se il gioco non procede come previsto. Il gioco del bambino, infatti, va dall’adulto promosso, stimolato e sostenuto con attenzione per sfruttarne a pieno le potenzialità, ma la spontaneità va assolutamente preservata. 

Spesso fa comodo ai genitori sempre più acrobati tra mille impegni, sfruttare tv e videogiochi come babysitter e, spesso, capita di sentire i genitori ammettere di non sapere come giocare con i propri figli e sentirsi anche quasi a disagio nel farlo. Basterebbe liberare la mente da ogni pensiero e tornare a quando si era bambini, lasciandosi andare ed essendo spontanei. Giocare e ridere insieme fa sentire uniti come non mai e può regalare momenti di altissima qualità, anche se non si ha a disposizione molto tempo, perché in fondo anche cucinare o rassettare la casa possono diventare un’attività divertente!