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venerdì 7 febbraio 2014

Lo dicono anche le statistiche: le femmine sono più chiacchierone dei maschi fin da piccole.

Ma facciamo un passo indietro: tutto inizia con il primo urletto. E' l'unico modo che il neonato ha per comunicare: "Ehi, c’è nessuno? Ho fame!" Presto capisce: “Se piango (o urlo), mamma e papà arrivano e mi aiutano.”
Ogni giorno la comunicazione diventa più elaborata: un pianto a tutto volume, un urlo pieno di rabbia, un piagnucolio sommesso, una risata. L'acquisizione del linguaggio funziona in modo simile in tutto il mondo, nei primi mesi un bimbo cinese si esprime in modo simile a un bambino italiano. Con l’andare del tempo la lallazione diventa sempre più chiaramente cinese, italiana, francese, ecc.
A partire dal secondo mese inizia la "prima fase della lallazione", cioè il piccolo cerca di scoprire che cosa riesce a fare con la bocca a parte succhiare e sbavare. Per esempio pronuncia suoni come "ghhh". In questa fase il piccolo è preso dalla pura voglia di provare: che suoni vengono fuori se arrotolo la lingua? E cosa succede se soffio sulle labbra in fuori?

Che cosa possono fare i genitori per stimolare i bambini?
  • Parlare moltoSi può cambiare il pannolino di un bambino stando zitti o gli si può spiegare il mondo mentre è sul fasciatoio: "Guarda un po’, c’è il tuo ombelico!". "Guarda! Il mobile salta se soffiamo!" Naturalmente i piccoli, soprattutto i più piccini, non capiscono ancora il senso delle parole. Ci sono due motivi per cui parlargli un sacco: i bambini trovano bello se la mamma parla. E all’inizio imparano soprattutto ascoltando.
  • Ripetere come un pappagallo. Bu-bu-bu, ga-ga-ga: non appena il piccolo produce dei suoni, è un vero e proprio interlocutore. Gli piace se i grandi imitano i suoi rumori, ma si dà anche da fare con le nuove parole di mamma e papà.
  • Ascoltare. Parlare ha senso solo quando si ha la sensazione che qualcuno ascolta interessato. Non ha importanza se il piccolo di un anno si esercita con la sua nuova parola o se quello di tre anni racconta per la settima volta la storia del camion della spazzatura. Ascoltare significa prendersi tempo e guardare il bambino quando parla. Se a volte non succede, gli si dovrebbe spiegare il perché: “Stendo il bucato, poi ci beviamo la cioccolata e mi racconti ben bene la storia.”
  • Leggere ad alta voce. I libri sono importanti, anche per i più piccoli. Si possono rosicchiare le pagine, tirare forte le pagine e guardare le figure. Più il bimbo è piccolo, più facili dovrebbero essere le immagini: una palla, un bus, un orso.
  • Cantare. La lingua è informazione, ma anche melodia e ritmo. E' molto più semplice imparare una canzoncina o una poesia!
  • Mai correggere direttamente. "Nonno già leggiuto giornale." È perfettamente chiaro quello che il piccolo voleva dire. È giusto apprezzarlo. Invece di correggere il bambino, puoi ripetere la frase ancora una volta nel modo giusto: "Sì, il nonno ha già letto il giornale."

lunedì 27 gennaio 2014

Perché alcuni bambini non gattonano?


di Gianni Bona 
In base all’epoca di vita un lattante acquisisce una serie di competenze motorie che fanno parte delle tappe del suo normale sviluppo posturale e motorio. Tali tappe di sviluppo motorio messe in relazione con i mesi di vita, ci permettono di capire se lo sviluppo psicomotorio è adeguato.
Mediamente un lattante a tre mesi posto in posizione prona solleva il capo, a 6 mesi raggiunge la posizione seduta autonoma, a 10-11 mesi si tira in piedi da solo, da seduto si mette a quattro zampe, gattona.
Esiste, tuttavia, una certa variabilità interindividuale: la stessa tappa, infatti, può essere raggiunta ad epoche anche molto diverse. È importante non solo valutare il momento in cui è avvenuto il raggiungimento di una certa tappa miliare, ma anche lo studio e la comprensione dei modi in cui una tappa è stata raggiunta (o è stata fallita).
Il gattonamento è una tappa dello sviluppo motorio che un lattante acquisisce intorno ai 10-11 mesi: cammina a quattro zampe, facendo forza sulle mani e sulle ginocchia.
In generale il bimbo comincia a gattonare dopo un certo periodo in cui sta seduto con sicurezza. È consigliabile in questo periodo tenere il bambino il più possibile su un tappeto o una coperta e vestirlo con indumenti che coprano ginocchia e gomiti, come le pratiche tutine elasticizzate che permettono anche grande libertà di movimento. È un momento giocoso che permette al bambino di spostarsi da un lato all’altro di una stanza e di scoprire nuovi luoghi, nuove sensazioni.
Ciò che porta un bambino al gattonamento dipende da molte variabili. Non si tratta solo della maturazione del sistema nervoso centrale, ma è il risultato della cooperazione di componenti fisico-anatomici, neurologici, ambientali, motivazionali.
Sarà inoltre poco motivato un bambino che viene spesso tenuto in braccio, in un box o che usa un girello. Per questo motivo si consiglia di abituare il bambino fin da piccolissimo a stare per molto tempo libero sul pavimento.
Il gattonamento può essere posticipato a 12-13 mesi di vita senza che questo configuri una condizione di anormalità, ed è importante ricordare che non tutti i bambini passano per questa fase, ma alcuni imparano direttamente la stazione eretta e a muovere i primi passi senza passare per l’andatura a 4 zampe e senza che questo abbia un significato patologico.
Non dobbiamo aiutare il piccolo a gattonare, quanto piuttosto lo dobbiamo incentivare alla sperimentazione, aiutarlo a provare il passaggio dalla stazione seduta a quella eretta, per una corretta acquisizione di una sequenza di passaggi posturali. Sicuramente il gattonare giova al bambino perché lo aiuta a organizzare il movimento, sarà per lui d’aiuto nel momento in cui farà i primi passi, lo aiuterà nello sviluppo dell’equilibrio.
Questo però non significa che coloro che saltano la tappa del gattonamento non raggiungano comunque un ottimo sviluppo motorio e cognitivo. Alcuni bambini saltano infatti questa fase e sperimentano altre modalità di movimento, ad esempio strisciano a pancia in giù, si spostano da seduti aiutandosi con mani e piedi, per poi passare direttamente alla stazione eretta. Il gattonamento non è un pre-requisito per camminare e ogni bambino ha un processo psicomotorio personale.