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martedì 29 ottobre 2013

I bambini e la tv: come non farli diventare prigionieri dello schermo


Quello del rapporto tra i bambini e la televisione è un tema di cui si discute molto. Ci si domanda qual è il tempo massimo che i bambini dovrebbero trascorrere davanti al piccolo schermo e se possa essere o meno nociva per i più piccoli. 

Il piccolo schermo ovviamente ha sia aspetti positivi che negativi ed è possibile fare un buon uso della televisione... tutto sta nel modo e nelle regole con cui i genitori decidono di impostare la giornata televisiva dei propri figli. 

Ecco allora alcuni consigli per un uso intelligente della televisione in famiglia:

  • No al telecomando in mano ai bambini. Saltare da una trasmissione all’altra fa avere al bambino solo un’attenzione breve e superficiale con il rischio di incorrere in programmi non adatti a lui;
  • Quando possibile cercate di guardare la tv insieme ai vostri figli: solo cosi potrete spiegare loro il significato di alcune azioni portandoli ad assumere un atteggiamento più attivo di fronte all’immagine e al messaggio veicolato attraverso lo schermo;
  • Assicuratevi che il bambino assuma una postura corretta durante la visione della tv e controllate che la distanza dallo schermo sia di almeno 3 metri. Verificate inoltre che la posizione del televisore sia centrale rispetto a chi guarda, che l’immagine sia poco contrastata, che la stanza non sia completamente buia e che l’audio non sia troppo alto;
  • Non utilizzate la TV come castigo o premio: la televisione non ha un valore morale e non deve essere vissuta dal bambino come unica alternativa;
  • Niente tv al mattino prima di andare a scuola. Al contrario assicuratevi che il bambino faccia una sana e nutriente colazione insieme a tutta la famiglia. Guardare la televisione appena svegli porta via tempo e attenzione alla scuola e rende i bambini stanchi e poco motivati;
  • Evitate che i bambini si addormentino davanti al televisore. Fate passare un po’ di tempo da quando spengono la tv fino a quando vanno a letto in modo da favorire un riposo tranquillo;
  • Un’abitudine negativa è quella di tenere il televisore acceso durante i pasti. Soprattutto se colazione, pranzo e cena sono gli unici momenti della giornata che potete trascorrere con i vostri bambini perché farsi distrarre dal piccolo schermo?
  • Ricordate di spegnere lo schermo anche quando i bambini devono fare i compiti;
  • Non trasformate la tv in una sorta di baby sitter. Metterli davanti al teleschermo perché magari si è occupati anche se comodo ed economico, può diventare incontrollabile. Il bambino se lasciato solo, tende inoltre a consumare cibi e bevande dolci e questo inevitabilmente non fa che favorire il sovrappeso;
  • Ricordate infine che il bambino può trascorrere il suo tempo in tanti altri modi oltre che davanti alla tv: promuovete la lettura e soprattutto le attività sportive, importanti per la socializzazione.

martedì 22 ottobre 2013

Lo sviluppo del linguaggio del neonato


Fin dalla nascita, il neonato compie azioni che lo preparano fisicamente ed intellettualmente al 
linguaggio. Sia che succhi, grida, pianga, cinguetti o vocalizzi, il vostro bimbo si prepara a parlare e ad esprimersi. Tutti questi giochi vocali, infatti, gli insegnano a modulare i suoni, a fare rumori d’ogni sorta, aiutandolo a prepararsi a parlare, un giorno.
La preparazione degli organi non è l’unico motore che si attiva, perché lo sviluppo del linguaggio è strettamente legato sia allo sviluppo del pensiero sia agli scambi con il proprio ambiente e con gli esseri umani che circondano il vostro bimbo. Fin dalla sua nascita, un neonato ha quindi bisogno di un ”immersione nel linguaggio” ed è, da subito, affascinato dalla parola. Parlare al proprio bambino fin dalla nascita è il modo migliore per prepararlo al linguaggio. Parlate al vostro bambino, cantategli canzoni, filastrocche, giocate con le parole… Non importa che il piccolo le capisca, l’importante è che le senta.
Alla nascita, tutti i bambini sono predisposti ad apprendere qualsiasi lingua, senza nessun’eccezione. In seguito, ogni bimbo si “specializzerà” a parlare la o le lingue che sente.
L’apprendimento delle lingue si fa, in un primo tempo, attraverso un procedimento d’imitazione e riproduzione dei suoni sentiti.
La velocità d’acquisizione del linguaggio può variare da un bambino all’altro. Le grandi tappe che vi proponiamo sono segnalate unicamente a titolo indicativo. Alcuni bambini “bruceranno” le tappe mentre altri faranno con comodo. Ci sono bambini che passano velocemente i primi livelli d’acquisizione del linguaggio e poi regrediscono per un determinato periodo.
Non preoccupiamoci se un bambino di 2 anni possiede un vocabolario limitato ad una decina di parole! Tuttavia, se lo sviluppo del linguaggio del vostro bambino vi sembra preoccupante o se constatate una regressione o un ristagno che ritenete troppo lungo, non esitate a consultare il vostro pediatra. E’ sempre  meglio consultare un medico che dirà che non esiste motivo di preoccuparsi che sottovalutare un disturbo del bambino.
Fin dalla nascita il neonato si esprime con il pianto e con esso cerca di indicarci un malessere, un malumore,  che impareremo rapidamente a decifrare secondo l’intensità, del tono, della posizione di mani e piedi… riuscendo così a rispondere alla sua richiesta d’aiuto. Imparerete presto ad avere fiducia nelle vostre capacità di genitore in grado d’interpretare i suoni emessi dal bambino.

lunedì 5 agosto 2013

Le parole dietro ai gesti: come comunicano i bimbi?


di lidia Baratta

Per alcuni è “mamma”, per altri “papà”. E c’è anche chi, zio o zia, in quel suono primordiale riesce a captare il proprio nome di battesimo. Ma al di là delle contese familiari sul significato della prima parola del nuovo arrivato, l’articolazione dei primi suoni verbali dotati di senso dopo mesi trascorsi a interpretare i gesti più disparati rappresenterebbe soltanto un punto d’arrivo nello sviluppo delle capacità comunicative del piccolo. I bambini, infatti, secondo una recente ricerca condotta dall’Università di Chicago, comincerebbero ad acquisire le abilità linguistiche ancor prima di scandire la parola numero uno. 

I ricercatori di Chicago hanno studiato i comportamenti quotidiani di 50 bambini all’età di14 mesi. Osservando ogni giorno per 90 minuti le interazioni quotidiane tra i piccoli e le figure-guida (quasi sempre le madri), gli scienziati hanno rilevato come i bimbi utilizzassero per comunicare un sistema di gesti ben strutturato, all’interno del quale a ogni gesto eseguito con le mani o con il capo corrispondeva un preciso e univoco significato. Si tratterebbe di un vero e proprio sistema di comunicazione propedeutico allo sviluppo delle capacità linguistiche. 


Ma non è finita qui. I ricercatori americani hanno studiato anche il vocabolario linguistico degli stessi bambini all’inizio del ciclo di studi scolastici. E hanno rilevato che i bambini che all’età di 14 mesi erano in grado di compiere più gesti degli altri possedevano, nel corso dell’infanzia, un vocabolario più ampio e diversificato di quello dei loro coetanei. Il che avvalorerebbe la tesi che l’acquisizione delle capacità verbali abbia inizio già nella fase prelinguistica, quando cioè il bambino ricorre soprattutto alla comunicazione non verbale per interagire con il mondo esterno. “Ogni gesto che il bambino compie è associato a uno specifico significato – spiega Golden-Meadow –. Stimolando la gesticolazione, i genitori potrebbero quindi incoraggiare la creatività linguistica e l’intelligenza del piccolo”.