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giovedì 21 novembre 2013

Bambini al nido fin da piccoli? Sì, grazie

di Margherita Fronte, tratto da corriere.it

È il dubbio di tutte le mamme: iscrivere il figlio al nido oppure tenerlo in casa, affidandolo magari ai nonni o a una baby sitter? Anche i pediatri sono divisi, ma da qualche tempo gli studi stanno convergendo su un’unica risposta, che si può riassumere così: i bambini che iniziano ad andare all’asilo già nel primo anno di vita crescono più sani.
IL CONGRESSO - A tirare le somme delle ricerche disponibili sono stati gli esperti riuniti al Congresso delle società europee di pediatria, che si è tenuto di recente a Glasgow (Regno Unito). Ne è emerso che la frequenza precoce al nido fa diminuire in modo considerevole le probabilità di contrarre le più importanti malattie dell’infanzia. Per il tumore pediatrico più diffuso, la leucemia linfoblastica acuta, il rischio si riduce di circa un terzo e alcuni studi hanno trovato un effetto analogo anche per altri tumori. Un beneficio ancora maggiore è stato poi riscontrato per l’asma - che colpisce ormai quasi un bambino su tre fra i 6 e i 14 anni - il cui rischio arriva a dimezzarsi se i piccoli vanno al nido prima di aver compiuto un anno. Vantaggi sono infine stati osservati anche per il diabete di tipo 1 (con una riduzione dell’incidenza del 30-40 per cento) e per l’obesità, anche se in quest’ultimo caso gli studi sono ancora pochi e il dato va confermato.
SISTEMA IMMUNITARIO - Alla base del fenomeno c’è certamente il contatto precoce del sistema immunitario con gli agenti infettivi che circolano copiosamente fra i piccoli: i raffreddori, la febbre, la tosse e gli starnuti così ricorrenti durante i primi mesi di vita comunitaria hanno insomma un lato buono. E tuttavia, «sui meccanismi precisi di questa immunoregolazione indotta dall’esposizione alle infezioni c’è ancora ampio dibattito, e ipotesi anche molto lontane fra loro» spiega Giorgio Tamburlini, presidente del Centro per la salute del bambino di Trieste, commentando gli studi presentati a Glasgow sulla rivista Medico e bambino. Il dato che però emerge chiaramente è che quanto e più precoce è la frequenza tanto maggiori sono è i benefici.
DUBBI RISOLTI - Nel congresso britannico sono anche state fortemente ridimensionate le preoccupazioni che erano emerse in passato sul versante comportamentale. Le critiche agli asili d’infanzia, infatti, ancora oggi si basano soprattutto su uno studio statunitense che, a partire dagli anni Novanta, ha riscontrato nei bambini che vanno al nido maggiori difficoltà nella relazione con le madri e problemi di vario tipo, che si protraevano fino all’adolescenza. Una ricerca norvegese uscita quest’anno su Child Development, e condotta su 75mila bambini, non solo non ha trovato alcuna relazione di quel tipo, ma ha anche ha individuato alcuni errori fondamentali nel metodo seguito dagli americani, che ne avrebbero inficiato i risultati. Per contro, osserva Tamburlini: «Vi è un’importante messe di studi che hanno dimostrato benefici sullo sviluppo cognitivo e sociale».
ACCESSO DIFFICILE - Nonostante i vantaggi dei nidi, e i bisogni pressanti delle famiglie con figli piccoli, l’offerta di questo tipo di scuole in Italia copre solo il 10-20 per cento delle necessità e spesso le rette sono troppo alte. Conclude Tamburlini: «Sarebbe il caso che il nostro governo, le nostre Regioni e i Comuni impegnassero più risorse per questo fondamentale investimento. Provate a pensare cosa succederebbe se venisse prodotto un vaccino che allo stesso tempo sia capace di migliorare lo sviluppo cognitivo e sociale e di ridurre del 30-40 per cento le patologie più gravi del bambino: quale amministrazione nazionale o regionale si arrischierebbe a non renderlo disponibile? Ebbene, questo “vaccino” esiste. E si chiama nido».

giovedì 8 agosto 2013

Per imparare a comportarsi bene le amicizie contano. A partire dall'asilo.


di Miriam Cesta

Nel comportarsi bene l'influenza delle amicizie conta. Anche se si tratta dei compagnucci della scuola materna e dei primi anni delle elementari: uno studio della University of Illinois (Usa) pubblicato su Infant and Child Development ha dimostrato che, soprattutto per quanto riguarda i maschietti, le amicizie durante gli anni dell'asilo influenzano molto il comportamento negli anni successivi.

Dalla ricerca risulta che i bambini della scuola materna con amicizie positive avranno meno problemi di comportamento e una socialità più spiccata tra la prima e la terza elementare rispetto a quelli che, invece, sono circondati da compagnucci più agitati. Il risultato, messo in evidenza per i maschietti, non è stato invece rilevato anche per le femminucce, il cui comportamento risulta meno influenzabile dalla amicizie frequentate. Lo studio è stato condotto su 567 bambini: «Nel complesso gli insegnanti hanno riferito che le bambine tra la prima e la terza elementare avevano buone abilità sociali indipendentemente dalla qualità delle loro amicizie dell'asilo. I maschietti, invece, beneficiano chiaramente della qualità delle prime amicizie», spiega Nancy McElwain, coautore dello studio.

Come si può insegnare ai propri figli a comportarsi bene con gli amici? McElwain spiega che i bambini rispettano gli amichetti e si preoccupano del loro benessere se hanno esperienze dello stesso tipo in famiglia: è così che imparano «a gestire meglio le proprie emozioni quando il gioco si fa duro, e imparano a superare i conflitti. I conflitti non sono necessariamente buoni o cattivi; la differenza la fa il modo in cui vengono affrontati».