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martedì 11 febbraio 2014

Musica al nido!


La musica entra al nido non solo sotto forma di attività strutturata o di canzoncina, ma può diventare un bel sottofondo musicale in diversi momenti della giornata per rilassare, per scatenare o per riunire.

Pensare a momenti appositi per giocare con la musica è indispensabile per offrire proposte più o meno programmate nelle quali i bimbi imparino ad "esplorare" suoni e toni. Mettere a disposizioni strumenti musicali, veri o costruiti dagli adulti del nido (ad esempio, durante dei laboratori genitori), può essere un primo approccio. Costruire o decorare oggetti musicali può divenire un'attività divertente anche per i più piccoli: bottigliette tramutate in maracas possono essere dipinte con le tempere e riempite con il travaso.

Scoprire la musica degli oggetti comuni è sicuramente un buon modo per allenare all'ascolto e alla riproduzione e un valido spunto può essere dato dai libri di Arianna Sedioli.

Cantare canzoni insieme è un buon modo per cementare il gruppo nei momenti di "attesa", come quando si aspetta di iniziare l'attività, di essere cambiati o di andare a letto. Prevedere sottofondi musicali durante alcuni momenti della giornata, come durante la merenda o durante il disegno, può rappresentare una maniera per creare un bel clima.

E infine...ballare insieme al suono di ritmi più o meno movimentati è un buon espediente per "tenere" il gruppo, nonchè per divertirsi con i bambini.

martedì 26 novembre 2013

Inserimento al nido, conforto fra le mamme

di Daniela Campomagnani

L’asilo nido rappresenta nella vita del nostro bambino un grosso cambiamento, spesso dettato dalle esigenze familiari ma a volte anche scelto con la convinzione che sia un’esperienza di crescita positiva. E come ogni cambiamento nella vita del nostro bambino, anche l’inserimento all’asilo nido deve avvenire con gradualità e in un ambiente che lo faccia sentire a suo agio, permettendo giorno dopo giorno un sereno distacco dal genitore.

Spesso le mamme ignorano che l’inserimento sia un momento importante e delicato anche per loro stesse, perché il distacco dal proprio bimbo è quasi in tutti i casi accompagnato da una serie di emozioni contrastanti: da un lato c’è la consapevolezza che lì riceverà tutte le attenzioni e le cure che merita, che imparerà rapidamente tante cose nuove, che si divertirà, ma da un altro lato si teme che questa scelta, dettata dalla necessità, influisca negativamente su di lui, sul suo legame con i genitori e, di conseguenza, prevalgono i sensi di colpa

E nonostante tutto le mamme cercano di sorridere e mostrarsi entusiaste quando dentro di loro prendono luogo un’infinità di dubbi e paure, angosce di ogni tipo. Chi più e chi meno, chi prima e chi dopo qualche giorno, ogni mamma sente una miriade di sensazioni ed emozioni spesso difficili da capire.

L’inserimento al nido solitamente avviene con più bambini accompagnati dalle loro mamme e spesso questo momento risulta prezioso per molte di loro, specialmente quelle alle prime armi e molto in dubbio sul da farsi, se continuare con l’inserimento o rinunciare. Ed è qui che l’incoraggiamento a insistere, i racconti delle esperienze reciproche, i consigli e i legami che si instaurano nel parlare con le altre mamme sono per le più giovani parte fondamentale dell’inserimento; sono proprio loro, infatti, che più di tutte hanno bisogno di confrontarsi, di ricevere conferme che quello che si sta facendo è la scelta migliore per se stesse e il proprio bambino. Inoltre affrontare i pianti isterici del bambino che non vuole e non accetta il distacco con altre mamme che stanno vivendo o hanno vissuto in passato le stesse esperienze ed emozioni, porta inevitabilmente nella giovane mamma una sensazione di conforto. 

Sembra un’assurdità ma molto spesso l‘andamento dell’inserimento dipende molto dallo stato d’animo della mamma. Il bambino, infatti, percepisce tutti i suoi umori, i quali sono in grado di influenzare la sua serenità. Per questo è consigliabile mostrarsi contente e piene d’entusiasmo per questa nuova esperienza della sua crescita, anche se dentro di noi non è affatto così. Dare fiducia al bambino significa essere certe che è in grado di superare un momento difficile e di grosso cambiamento. Pur sapendo che sta soffrendo dobbiamo essere in grado di offrirgli tutto il nostro sostegno senza però cedere ad ogni suo capriccio. 

Ed è proprio in questi momenti difficili che sentirsi supportate da altre mamme che hanno già vissuto la stessa esperienza è fondamentale per permetterci di affrontare la situazione nel migliore dei modi sentendoci più sicure di noi stesse.
I bambini, solitamente, soprattutto quelli più grandicelli, vivono come un momento di crisi il passaggio dalla rassicurante situazione domestica a quella estranea di un ambiente totalmente nuovo con persone mai viste prima. Ma dopo un comprensibile momento iniziale di smarrimento, se il bambino si sentirà “al sicuro”, anche grazie alla serenità della mamma, tutte le paure di entrambi svaniranno.

giovedì 21 novembre 2013

Bambini al nido fin da piccoli? Sì, grazie

di Margherita Fronte, tratto da corriere.it

È il dubbio di tutte le mamme: iscrivere il figlio al nido oppure tenerlo in casa, affidandolo magari ai nonni o a una baby sitter? Anche i pediatri sono divisi, ma da qualche tempo gli studi stanno convergendo su un’unica risposta, che si può riassumere così: i bambini che iniziano ad andare all’asilo già nel primo anno di vita crescono più sani.
IL CONGRESSO - A tirare le somme delle ricerche disponibili sono stati gli esperti riuniti al Congresso delle società europee di pediatria, che si è tenuto di recente a Glasgow (Regno Unito). Ne è emerso che la frequenza precoce al nido fa diminuire in modo considerevole le probabilità di contrarre le più importanti malattie dell’infanzia. Per il tumore pediatrico più diffuso, la leucemia linfoblastica acuta, il rischio si riduce di circa un terzo e alcuni studi hanno trovato un effetto analogo anche per altri tumori. Un beneficio ancora maggiore è stato poi riscontrato per l’asma - che colpisce ormai quasi un bambino su tre fra i 6 e i 14 anni - il cui rischio arriva a dimezzarsi se i piccoli vanno al nido prima di aver compiuto un anno. Vantaggi sono infine stati osservati anche per il diabete di tipo 1 (con una riduzione dell’incidenza del 30-40 per cento) e per l’obesità, anche se in quest’ultimo caso gli studi sono ancora pochi e il dato va confermato.
SISTEMA IMMUNITARIO - Alla base del fenomeno c’è certamente il contatto precoce del sistema immunitario con gli agenti infettivi che circolano copiosamente fra i piccoli: i raffreddori, la febbre, la tosse e gli starnuti così ricorrenti durante i primi mesi di vita comunitaria hanno insomma un lato buono. E tuttavia, «sui meccanismi precisi di questa immunoregolazione indotta dall’esposizione alle infezioni c’è ancora ampio dibattito, e ipotesi anche molto lontane fra loro» spiega Giorgio Tamburlini, presidente del Centro per la salute del bambino di Trieste, commentando gli studi presentati a Glasgow sulla rivista Medico e bambino. Il dato che però emerge chiaramente è che quanto e più precoce è la frequenza tanto maggiori sono è i benefici.
DUBBI RISOLTI - Nel congresso britannico sono anche state fortemente ridimensionate le preoccupazioni che erano emerse in passato sul versante comportamentale. Le critiche agli asili d’infanzia, infatti, ancora oggi si basano soprattutto su uno studio statunitense che, a partire dagli anni Novanta, ha riscontrato nei bambini che vanno al nido maggiori difficoltà nella relazione con le madri e problemi di vario tipo, che si protraevano fino all’adolescenza. Una ricerca norvegese uscita quest’anno su Child Development, e condotta su 75mila bambini, non solo non ha trovato alcuna relazione di quel tipo, ma ha anche ha individuato alcuni errori fondamentali nel metodo seguito dagli americani, che ne avrebbero inficiato i risultati. Per contro, osserva Tamburlini: «Vi è un’importante messe di studi che hanno dimostrato benefici sullo sviluppo cognitivo e sociale».
ACCESSO DIFFICILE - Nonostante i vantaggi dei nidi, e i bisogni pressanti delle famiglie con figli piccoli, l’offerta di questo tipo di scuole in Italia copre solo il 10-20 per cento delle necessità e spesso le rette sono troppo alte. Conclude Tamburlini: «Sarebbe il caso che il nostro governo, le nostre Regioni e i Comuni impegnassero più risorse per questo fondamentale investimento. Provate a pensare cosa succederebbe se venisse prodotto un vaccino che allo stesso tempo sia capace di migliorare lo sviluppo cognitivo e sociale e di ridurre del 30-40 per cento le patologie più gravi del bambino: quale amministrazione nazionale o regionale si arrischierebbe a non renderlo disponibile? Ebbene, questo “vaccino” esiste. E si chiama nido».