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mercoledì 11 giugno 2014

L'importanza del latte materno. Come e dove donarlo.



L' allattamento al seno continua a dimostrarsi il modo migliore di nutrire il proprio bambino nei suoi primi mesi di vita. Il latte materno è un alimento facile da digerire e da assorbire e presenta moltissimi vantaggi: permette una accrescimento ottimale del neonato, facilita la relazione affettiva tra madre e figlio, protegge dalle malattie e aiuta lo sviluppo di un sistema immunitario forte ed efficiente, permette un gran risparmio economico ed è sempre pronto ovunque ci si trovi!

Per tale motivo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l’allattamento materno esclusivo per almeno i primi sei mesi di vita del bambino, mantenendo il latte materno come alimento principale fino al primo anno di vita, pur introducendo gradualmente cibi complementari.

Può essere di aiuto a molti neonati in condizioni cliniche precarie il latte umano donato da mamme volontarie, che producono una quantità superiore alle necessità dei loro bimbi. Informazioni su come e perché donarlo si possono trovare sul portale dell’Associazione italiana banche del latte umano donato. La sezione «Donare il latte» contiene le risposte alle domande più frequenti: da come diventare donatrice; da quanto latte e per quanto tempo si può donare, alle procedure per l’estrazione e le modalità di conservazione.
Sono disponibili inoltre approfondimenti sulle attività delle Banche del latte: per il controllo, il trattamento, la conservazione e la distribuzione del latte donato. 
Cliccando su «Banche del latte» si accede all’area «In Italia», dove si trova l’elenco, regione per regione, con indirizzi e recapiti telefonici, dei punti di raccolta del latte donato e distribuito gratuitamente ai piccoli pazienti che ne hanno bisogno. Sempre in questa sezione, cliccando su «Linee guida» si possono consultare le indicazioni della Società italiana di neonatologia per la «costituzione e l’organizzazione di una Banca del latte umano donato».

venerdì 21 marzo 2014

Per le giovani mamme: giovedì pomeriggio a tema in Aurora


La Scuola Aurora – Asilo nido e Scuola dell’Infanzia-  in occasione degli Open Day del giovedì pomeriggio dalle 16.00 alle 18.00, ha organizzato un ciclo di incontri a tema tenuti da esperti pediatri, pedagogisti, ostetriche, psicologi…

Si tratta di una doppia opportunità per i genitori:
ricevere informazioni e consigli condividendo esperienze con altri genitori
visitare una scuola dell’infanzia e un nido di eccellenza.

I primi  due incontri  programmati saranno tenuti dalla Dott. Maria Colombo Zanvit, pediatra:
giovedì 27 marzo: "Le più comuni malattie infettive"
giovedì 10 aprile: "La febbre  nel neonato e nel bambino"




giovedì 9 gennaio 2014

5 falsi miti sulle mamme che lavorano

Oggi proveremo a svecchiare un po' alcune di queste convinzioni.

1 Più lavoro, meno figli potrò avere FALSO

20 anni fa questa correlazione era corretta, cioè il tasso di occupazione femminile – niente di più che la percentuale di donne al lavoro – era inversamente proporzionale al tasso di natalità, ovvero al numero medio di figli per donna.
E’ rimasta questa convinzione, ma i numeri sono cambiati! Ora le donne che lavorano sono anche quelle che hanno più figli.



2 Mia mamma ha fatto la casalinga tutta la vita e non abbiamo avuto problemi economici FALSO (OGGI)

Se in passato il modello familiare monoreddito, cioè con una persona sola in famiglia che lavorava, ha funzionato ora – purtroppo o per fortuna – non è più così. In sociologia si definiva il “male bread-winner” ovvero l’uomo che porta a casa la pagnotta. Gli ultimi dati Istat ci dicono che la disoccupazione ha colpito anche i lavori un tempo “sicuri”, quelli a tempo indeterminato dove stavi una vita nella stessa azienda, crescendo al suo interno.
E che in un numero sempre maggiore di famiglie è la donna – per scelta o per necessità, dopo che il partner ha perso il lavoro - a portare a casa una parte significativa dello stipendio o, se non lavorava, a rimettersi attivamente alla ricerca di un lavoro.

3 Costa di più lavorare e mandarlo al nido che stare a casa FALSO

Prima di tutto c’è un vizio all’origine del calcolo. Perché quasi mai si include lo stipendio del marito, che pure è parte diretta in causa?
Poi il calcolo non può essere fatto solo per i primi tre anni del nido, perché il costo – oggettivamente alto – si compensa con la semi-gratuità della materna e delle elementari.
Mentre se una neo-mamma esce dal mercato del lavoro oggi e resta fuori per tre anni (fino all’inizio della materna) avrà molte difficoltà a ritrovare un lavoro dopo. In più con il nuovo Isee –  appena varato dal Governo – sarà più semplice per chi davvero ha un lavoro e dei figli richiedere agevolazioni.
Ricerche recenti dimostrano infine che non solo la presenza di due redditi in famiglia riduce la vulnerabilità nei confronti di rischi occupazionali e familiari (disoccupazione, divorzio), ma riduce anche il rischio di povertà della famiglia e dei minori, che è in netta crescita in molti paesi europei (Studio realizzato nel 2007 da Cavalcanti e Tavares, e aggiornato nel 2010 dalla Professoressa Daniela Del Boca).

4 I figli al nido stanno peggio FALSO

Diverse e recenti ricerche dimostrano ormai che frequentare un asilo nido nei primi tre anni non solo non è traumatico ma aumenta le loro capacità cognitive, e affettive e psicologiche. Purché sia una struttura professionale, e non baby parking o colf.
Eppure in Europa sempre di più si sta studiando e apprezzando l’importanza dell'investimento educativo nei primi anni di vita, che come ha dimostrato il premio Nobel per l'economia James Hackman, diminuiscono con il crescere dell'età.

5 I papà non si curano dei figli FALSO

L’Istat ha più volte fotografato la fatica delle donne italiane che tra le mura domestiche si sobbarcano il 70% del lavoro tra pulizie, stiro e figli.
Ma questo peso si alleggerisce se ha un’attività fuori casa (dal 73,4% al 71,4% del totale delle faccende domestiche).
Anche un altro studio ha illustrato bene come l’uso del tempo all’interno di una famiglia è molto meno “sbilanciato” se anche la donna lavora: numeri alla mano, c’è infatti una correlazione positiva tra attività professionale della donna, e relativo stipendio, e impegno maschile in casa.

Come dire: impariamo a delegare e ritagliarci anche noi una vita fuori dalle mura domestiche.