mercoledì 20 maggio 2015

La Sezione Primavera


Il NIDO e SCUOLA DELL'INFANZIA FAES AURORA da settembre 2015 si arricchirà di una “SEZIONE PRIMAVERA” dedicata ai bambini nati dal 1° Gennaio 2013 al 31 Agosto 2013.

Chiunque abbia piacere di valutare l’opportunità per il proprio figlio di frequentare questa nuova classe è invitato a parlarne con la Direzione, per approfondimenti su temi educativi, organizzativi ed economici.

Che cos’è una Sezione primavera?  
Introdotte nel  2007 le Sezioni Primavera sono classi per bambini dai 24 ai 36 mesi che si trovano all’interno delle scuole materne. Per potervi accedere i bimbi devono aver compiuto 2 anni nel periodo che va dal 1° Gennaio al 31 Agosto.
Le educatrici della Sezione Primavera sono formate per lavorare con bambini di questa specifica fascia di età. L’ambiente è sicuramente più protetto rispetto alle classi di materna, ma l’approccio è “più cognitivo” rispetto a quello del nido.
La Sezione Primavera segue un progetto educativo peculiare per questa fascia di età, che è caratterizzata dal raggiungimento di molte conquiste e dal consolidamento di specifiche competenze. 

Dal punto di vista pedagogico, il passaggio alla Sezione Primavera è generalmente consigliato a un bambino di 2 anni che abbia già frequentato il nido negli anni precedenti che potrebbe “annoiarsi” nel frequentare ancora un anno educativo con attività specifiche dell’asilo nido o a un  bimbo della stessa età che non abbia  mai frequentato il nido e che sia alla sua prima esperienza di inserimento in un contesto scolastico.

martedì 12 maggio 2015

FAES ACADEMY ON STAGE


FAES Academy conclude l'anno di attività con una rassegna di manifestazioni: ecco tutti gli appuntamenti di Maggio e Giugno.

Venite a vedere cosa siamo capaci di fare!! 


Tutti i saggi sono a ingresso libero.


martedì 21 aprile 2015

Vieni a giocare con noi? Facciamo festa insieme



Il Nido e la Scuola dell'Infanzia FAES vi invitano a giocare insieme Sabato 16 Maggio dalle 15.30 alle 18.00 presso la sede di Via Amadeo, 11. 

Musica, laboratori creativi, arti marziali baby, danza, truccabimbi, favole, merenda e molto altro ancora, in particolare per bambini 0-6 anni. 

Invitate i vostri amici per passare il pomeriggio insieme divertendoci!

venerdì 27 marzo 2015

Sostieni la tua Scuola: dai il 5 per 1000 al FAES


Sostieni le Scuole FAES destinando il tuo 5 per 1000 all’Associazione FAES.

Il 5 per mille non è una tassa da pagare, ma la percentuale delle imposte a cui lo Stato rinuncia per destinarla ad Enti di utilità sociale.
Scegliere di destinarla alle Scuole FAES, significa permetterci di avere, grazie a voi, e il sostegno di cui tutti abbiamo bisogno.

E' sufficiente inserire il codice fiscale del FAES 01993190154 nella tua dichiarazione dei redditi.


La vostra firma ci consentirà, senza alcun aggravio di costi da parte vostra, di ricevere contributi importanti per poter continuare a garantire servizi sempre migliori per la formazione personale e didattica dei vostri figli e realizzare quella collaborazione educativa tra scuola e famiglia che è alla base degli obiettivi istituzionali della nostra Associazione.


martedì 10 febbraio 2015

Famiglie in vacanze FAES: le proposte per l’estate 2015


Le vacanze sono un momento speciale e poterle condividere con tutta la famiglia è molto importante. Ma altrettanto importante è poter contare sulla vicinanza di altre famiglie. E’ questo l’obbiettivo che anima il gruppo Famiglie in vacanza del FAES, proporre vacanze gradevoli per mamma, papà, bambini, ragazzi e anche nonni!
Sono diverse le opportunità di svago e relax che possiamo proporvi per l’estate 2015:

Bellamonte,Val Di Fiemme, Predazzo – Trento; una vacanza nel magico scenario delle Dolomiti.
Il periodo a nostra disposizione: dal 12 al 30 agosto 2015.

Malles,  Val Venosta,  Bolzano; un reticolo di prati e campi di cereali a 1.000 m di altitudine, un paesaggio unico in tutto l’arco alpino grazie al microclima fresco e secco.
Il periodo a nostra disposizione: dal 9 al 23 agosto 2015
Per informazioni: giuseppeguarna@live.com

Pejo, Val di Sole, Trento, nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio.
Periodo a nostra disposizione da 1 a 10 agosto
Per informazioni: famigliein vacanza@sestopiu.it

Capolona, Arezzo, La Casa sulla Roccia, un antico casale del XI secolo in una posizione ottimale per visite culturali e naturalistiche.
Per informazioni:  info@lacasasullaroccia.com


Per chi preferisse vacanze al mare:
Selva di Fasano BR, Puglia,  presso il residence Il Borgo del Mirto, aperto in tutto il periodo estivo e anche nelle vacanze di Pasqua.
Per informazioni e riferimenti: bepidemario@gmail.com


Insomma, l’estate è ancora lontana ma è bene programmarla per tempo… insieme alla famiglia Faes!

giovedì 29 gennaio 2015

Il sonno della notte è più sicuro se il piccolo va nanna senza troppe coperte

di Sahalima Giovannini
Sarà abbastanza coperto? Questa è una delle paure più frequenti delle mamme. In realtà, i bambini piccoli non avvertono il freddo più degli adulti: il fatto che i neonati abbiano sempre le manine fresche è un segnale del loro benessere. Durante la giornata, quindi, i piccoli possono essere vestiti esattamente come i genitori. Più delicato è il problema della notte: infatti durante il sonno notturno le mamme spesso temono che il bambino abbia troppo freddo, soprattutto i primi mesi.
No a piumini, cuscini e coperte
L’eccesso di preoccupazione può esporre, paradossalmente, il neonato al rischio di soffocamento e di morte in culla. A sottolinearlo sono gli esperti statunitensi dei Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta, in un nuovo studio pubblicato su Pediatrics hanno rilevato come ancora molte mamme non seguano le raccomandazioni dell’American Academy of Pediatrics e lascino i bambini avvolti in coperte che potrebbero trasformarsi da strumenti di protezioni a vere e proprie minacce alla loro incolumità. 
Secondo gli esperti, il pericolo arriva dall’uso di coperte pesanti, piumoni o cuscini, possono intatti occludere le vie respiratorie del bambino impedendogli di respirare. Per questo i pediatri statunitensi raccomandano di non lasciare nel lettino oggetti morbidi come cuscini, piumoni, coperte o paraurti, spostandosi possono diventare pericolosi. A dimostrare come le coperte possono trasformarsi in un’arma a doppio taglio sono anche altri studi, come quello recentemente pubblicato sulla stessa rivista Pediatrics dagli esperti di pediatria della George Washington University e del Children’s Mercy Hospitals and Clinics di Kansas City, secondo cui la maggior parte delle morti infantili improvvise o associate al sonno avviene mentre i bambini dormono sul divano. Tutto questo avviene nonostante tutte le buone intenzioni dei genitori, che desiderano soltanto fornire al bambino calore e conforto, ma tutto ciò di cui ha davvero bisogno un bimbo è l’abbigliamento per il sonno.
Meglio, quindi, limitarsi a un caldo pigiamino o sacco della notte senza altra biancheria da letto. Un altro accorgimento utile per difendere i bambini dalla SIDS è quello di posizionarli sdraiati sulla schiena. Sembra infatti che la posizione supina sia protettiva, mentre quella su un fianco e, soprattutto, quella a pancia in giù potrebbe causare nel neonato delle apnee connesse con l’arresto del respiro e quindi con la morte in culla. 

lunedì 19 gennaio 2015

Filastrocche, cartoni e tablet. L’inglese si impara con il gioco


di Elvira Serra dal Corriere della Sera

I bambini si confondono quando intorno a loro si parlano più lingue?«No, hanno la capacità innata di discriminare i diversi suoni linguistici». Apprendere due lingue richiede uno sforzo eccessivo per un bambino? «No, l’apprendimento delle lingue durante la prima infanzia è qualcosa di naturale e privo di sforzo. Questa capacità decresce a partire dalla fine della prima infanzia, verso i 5-6 anni, fino all’adolescenza, intorno ai 12». Non a caso, quella è l’età in cui le lingue straniere diventano materie scolastiche al pari di matematica, storia, geografia e italiano: difficile, a quel punto, trovarle «simpatiche». A meno che non siano state vissute, prima, come un gioco. 
Dubbi e curiosità sul bilinguismo: quello vero, di chi ha un genitore di un Paese straniero, e quello acquisito, di chi arriva alle scuole medie disinvolto come un principe ereditario grazie a corsi, lezioni private, vacanze ed esperienze all’estero. La psicolinguista Maria Teresa Guasti spiega quale deve essere, sempre, il punto di partenza: la motivazione. Quella dei genitori si intuisce facilmente: vogliono dare ai figli una marcia in più, uno strumento capace di aiutarli a farsi strada nel mondo. Difficile, però, farlo capire ai bambini, per i quali l’obiettivo principale nel loro germoglio di vita (oltre a quello di essere molto amati da mamma e papà) è mangiare, dormire e giocare. Ecco perché Guasti avverte: «Se imparare una nuova lingua significa giocare, allora i piccoli saranno felici di farlo». 

Filastrocche e canzoni sono alleate infallibili. Ma non bisogna sottovalutare l’effetto di una qualsiasi Peppa Pig in lingua originale. E se esercizi, puzzle, giochi a tema vengono fatti su un tablet o su uno smartphone, tanto meglio. «In questo caso il bambino sarà instradato non soltanto al bilinguismo, ma a quello che a me piace chiamare plurilinguismo: dove c’è l’aggiunta, cioè, del codice digitale. Per tacere del fatto che nella galassia Internet non accedere all’inglese significa restare esclusi da almeno il 90% dei contenuti per l’infanzia», chiosa Paolo Ferri, autore di I nuovi bambini (Rizzoli). 
Oltre alla motivazione di cui abbiamo scritto sopra, ci vuole metodo. «Serve un progetto educativo specifico per ogni età», avverte Susanna Mantovani, psicopedagogista dell’Università Bicocca di Milano. Proprio per questo, a suo dire, è meglio un insegnante dalla pronuncia un po’ così, ma dalle ottime doti di educatore, di un perfetto madre lingua che non sa entrare in relazione con i bambini. Aggiunge: «Un’ottima soluzione è affidare i laboratori di arte, musica, scienze o tutte le attività ricreative a persone straniere, perché saranno credibili e naturali: per dire, un cuoco inglese può essere molto efficace. Non amo, per esempio, quelle italiane che per vezzo o eccesso pedagogico parlano ai figli in inglese o francese: è forzato, un bambino ha bisogno di relazionarsi con i genitori nella lingua madre, appunto. La mamma non è una maestra, la lingua ha a che fare con l’identità e con il profondo». 
Imparare l’inglese o il francese o lo spagnolo o il tedesco vuol dire apprendere un modo di emozionarsi, di esprimersi, di comunicare. «Si impara una lingua da un punto di vista pratico, ma anche mentale: e coincide con l’apprendimento di un nuovo modo di vedere le cose, un altro punto di vista», aggiunge la psicologa Federica Mormando. 
Ma è fondamentale farlo in un contesto preciso. «È inutile imparare meccanicamente: una seconda lingua prende significato all’interno di una realtà di comunicazione di vita vera», puntualizza Carla Rinaldi, presidente di Reggio Children, network educativo ormai presente in oltre 120 Paesi del mondo che prese ispirazione dalla «teoria dei cento linguaggi » del pedagogista Loris Malaguzzi. «Tanti sono i modi per esprimersi dei bambini», conclude Rinaldi. «È una nostra responsabilità stimolarli e aiutarli a sperimentarli tutti».

martedì 13 gennaio 2015

Come affrontare la rabbia di un bambino

I bambini, specialmente i più piccoli, non sanno esprimere la loro rabbia. Un po’ è dovuto alla loro inesperienza e un po’ alla scarsità del loro vocabolario. Non avendo tante parole a disposizione, usano le poche brutte che conoscono per trasmetterci il loro stato d’animo, un problema o semplicemente chiedono aiuto. Sta a noi, allora, imparare a reagire a questi sfoghi di rabbia da parte dei nostri figli dimostrando di essere calmi e comprensivi.
Ecco come farlo in 4 semplici passi:
Non essere istintivi, fermarsi un attimo
Non farti prendere dalla rabbia, non è sempre facile ma la cosa migliore è aspettare un attimo prima di reagire e fare cose delle quali ti potresti pentire poco dopo. I bambini prendono come modello i nostri comportamenti e si comportano imitandoli.
Calmarsi
Quello di respirare profondamente e appoggiare bene i piedi per terra è un buon modo per calmarsi. Questa tecnica serve a scaricare la tensione dovuta a ciò che è appena successo e a mantenere l’autocontrollo.
Non rispondere ma andare via
Non serve rispondere alle grida e alle parole offensive del bambino con urla, frasi volgari o minacce. Esci per un po’ dalla stanza e lascialo riflette su ciò ce ha fatto e detto. In questo modo rifletterai anche tu su quanto è successo e potrai parlargli più tardi affrontando il problema.
Comprendere e scoprire i motivi nascosti
I bambini fanno qualcosa per un motivo. L’arduo compito dei genitori è scoprire come mai si comportano così. Scoprire le cause e parlare con i propri figli è uno dei modi più efficaci per dialogare con loro e fare in modo che queste cose non succedano di nuovo.

lunedì 22 dicembre 2014

Ritorna ogni anno...



di Gianni Rodari
Ritorna ogni anno, arriva puntuale
con il suo sacco Babbo Natale:
nel vecchio sacco ogni anno trovi
tesori vecchi e tesori nuovi.

C'e' l'orsacchiotto giallo di stoffa,
che ballonzola con aria goffa;
c'e' il cavalluccio di cartapesta
che galoppa e scrolla la testa;
e in fondo al sacco, tra noci e confetti,
la bambolina che strizza gli occhietti.

Ma Babbo Natale sa che adesso
anche ai giocattoli piace il progresso:
al giorno d'oggi le bambole han fretta,
vanno in auto o in bicicletta.
Nel vecchio sacco pieno di doni
ci sono ogni anno nuove invenzioni.

Io del progresso non mi lamento
anzi, vi dico, ne son contento.

BUON NATALE!!!

venerdì 12 dicembre 2014

La notte di Santa Lucia


"Santa Lucia bella che dei bimbi sei la stella, tu porti dolci e doni a tutti i bimbi buoni, ma i regali più belli portali ai poverelli".

Santa Lucia è la Santa della luce e infatti la tradizione vuole che la si festeggi in quella che dovrebbe essere la notte più lunga dell’anno (anche se in realtà il 13 dicembre non corrisponde al giorno del solstizio d’inverno).

La devozione per la Santa siciliana è molto forte in Svezia ma anche in alcune parti d’Italia, soprattutto in Trentino e nelle province di Udine, Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Mantova, Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Verona, la venuta della vergine cristiana è attesa con ansia dai bambini perché Santa Lucia porta i doni al posto di Babbo Natale.

La tradizione è probabilmente dovuta anche al tentativo di separare la data della consegna dei regali ai più piccoli (il 13 dicembre) da quella della Nascita del Salvatore che riesce così a rappresentare, anche per i bambini, la festa per il compleanno di Gesù e non quella dello “spacchettamento” pagano.

Ancora oggi l’attesa della Santa è circondata da un atmosfera magica e la festa è accompagnata da una serie di rituali che vengono rispettati fedelmente e cominciano all’inizio di dicembre con i bimbi più grandi o i parenti che suonano campanelli per le vie delle città e fuori dalle finestre per “avvisare” che la Santa sta girando sul suo asinello per controllare la buona condotta dei suoi piccoli “clienti”. Spesso il suono del campanello lascia anche una traccia di caramelle, soprattutto di quelle di zucchero incartate in carte rosse e verdi dette ortaglie.

Anche a santa Lucia i bambini scrivono la letterina con le richieste e la sera del 12 preparano un piatto con dei biscotti e un bicchiere di vin santo per Lucia e una manciata di paglia e una carota per l’asino che deve trasportare le classiche gerle stracolme di pacchetti.


martedì 2 dicembre 2014

GIFT CARD FAES: Quest’anno scegli un regalo che vale di più!

Quest’anno puoi scegliere di regalare sport, tempo libero, educazione, musica, creatività, formazione, una lingua straniera …..  è nata la Gift Card FAES.

Con la Gift Card FAES puoi regalare un corso tra quelli proposti da FAES Academy e contemporaneamente dare un sostegno economico alla onlus Harambee Africa International. 

Le Card sono disponibili nelle segreterie delle Scuole FAES in tagli da 25, 50, 100 euro, e potranno essere utilizzate da chi le riceve per accedere ai corsi FAES Academy attualmente disponibili e per quelli del prossimo anno scolastico.

Parte del valore di ogni carta verrà donato ad Harrambee All togheter for Africa, progetto per la lotta alla malnutrizione in Costa d’Avorio. 

Info: segreterie delle scuole, info@faesmilano.it

Harambee Africa International è una onlus nata  in occasione della canonizzazione di Josemaría Escrivá), fondatore dell'Opus Dei, promuove iniziative di educazione in Africa e sull'Africa: progetti di sviluppo nell'area Sub-Sahariana e attività di comunicazione e sensibilizzazione nel resto del mondo, allo scopo di approfondire la conoscenza della cultura africana.

La magia del Natale moltiplica il valore di un dono.

venerdì 28 novembre 2014

It was the night before Christmas


Le scuole FAES Monforte e Argonne sono liete di ospitare un doppio incontro dedicato alle favole di Natale in inglese per i bambini di 4 e 5 anni.

English storytime e laboratorio creativo di Natale.

Vi aspettiamo martedì 9 dicembre presso la scuola Monforte di via Amadeo 11 e mercoledì 10 dicembre presso la scuola Argonne di via Fossati 2 dalle 16.30 alle 18.00.

NON MANCATE!

mercoledì 19 novembre 2014

Nonni Day!

Iniziano gli appuntamenti dedicati ai nonni!
Dopo i genitori i nonni sono infatti le persone che più vogliono bene ai nostri bimbi.
E per ogni bimbo il nonno e la nonna sono persone speciali.
I bimbi di 5 anni e le loro maestre vorrebbero dedicare un pomeriggio ai loro nonni e alle loro nonne e renderlo indimenticabile!

Venerdi 28 novembre dalle 13,45

Insieme alla nostra direttrice Fiorenza Seghetti accoglieremo i nonni nelle classi dove organizzeremo dei fantastici laboratori creativi.
Dopo tanta creatività, alle ore 16,00 una gustosa merenda tutti insieme.
E nei prossimi mesi l’iniziativa verrà proposta anche nelle altre classi!

Vi aspettiamo!!!

giovedì 13 novembre 2014

Giornata Mondiale della Gentilezza


Oggi, martedì 13 novembre, è la Giornata Mondiale della Gentilezza. La data non è stata scelta casualmente, in quanto coincide con la giornata di apertura della Conferenza del "World Kindness Movement", il movimento mondiale per la gentilezza, svoltasi a Tokio nel 1997 e conclusasi con la firma della Dichiarazione della Gentilezza.

Nella giornata di oggi, dunque, ci si dovrebbe sentire spinti, più di altre volte, a riflettere sulla bontà dei nostri gesti e delle nostre parole. Basta poco per rendere il mondo migliore, ma non sempre ci ricordiamo di essere parte della soluzione alla scortesia, alla maleducazione ed alla tensione come atteggiamenti e stati d'animo che magari più di una volta al giorno ci appaiono imperanti, non soltanto nella normale vita domestica o lavorativa, ma anche semplicemente affacciandoci sulle pagine dei Social Network, dove toni indelicati e frasi taglienti stanno contribuendo a trasformare il web in una valvola virtuale di sfogo sempre più priva di gentilezza.

Per cercare di porre fine ad arroganza e maleducazione, proviamo a seguire lo slogan che l'associazione "Gentletude" ha prescelto per promuovere la Giornata della Gentilezza: "La gentilezza, come un virus, coinvolge chiunque ne venga a contatto. Il 13 novembre è l'occasione perfetta per diffonderla". Il virus dell'arroganza e dell'aggressività dovrebbe essere sostituito dal seme della gentilezza, nei confronti delle persone che incontriamo o con cui entriamo in comunicazione.

A Tokio, la Dichiarazione della Gentilezza si era conclusa con parole che invitavano alla cura e alla protezione di tutti coloro che ci circondano, persone e amici animali, e dei luoghi in cui ci troviamo a vivere. Lo sottolinea nuovamente l'associazione "Gentletude", in occasione della speciale giornata odierna dedicata alla gentilezza. Ciò in cui dovremmo impegnarci è: "guardare oltre noi stessi, oltre i confini dei diversi paesi, oltre le nostre culture, etnie e religioni. Insomma, di renderci conto che siamo cittadini del mondo e che, in quanto tali, abbiamo spazi e presenze da condividere, abbiamo dei luoghi pubblici da curare, degli animali da proteggere, un sistema da conservare e uomini da accogliere e valorizzare. Se vogliamo dare avvio a un miglioramento, se vogliamo raggiungere l'obiettivo di una coesistenza non solo pacifica ma anche di crescita, dobbiamo focalizzare la nostra attenzione e le nostre cure su quello che abbiamo in comune. Solo così possiamo essere parte di un mondo migliore".

L'associazione ha deciso di mettersi in gioco in prima persona per poter contribuire alla diffusione della gentilezza e vuole coinvolgere gli utenti del web e non solo in un'iniziativa che prevede la possibilità per privati e aziende di scaricare dal web dei bigliettini da stampare e da distribuire nella giornata di oggi.

Essi recitano così: "Ci sono giorni che non sono uguali agli altri. Facciamo di tutto per ritrovare il piacere di essere gentili. Grazie". Una delle possibilità, è quella di posarli sulla scrivania dei colleghi, a fianco di una caramella o di un cioccolatino, per iniziare a compiere dei gesti concreti di gentilezza.

Essere gentili non costa nulla e fa bene sia agli altri che al nostro animo. Perché allora non impegnarci di più ad esserlo tutto l'anno?

mercoledì 5 novembre 2014

Spegni la sigaretta, proteggi il tuo bambino.


E' ormai noto a tutti che il fumo di sigaretta nuoccia gravemente alla salute. E' anche vero che ogni persona è libera di fare le scelte che desidera, ma senza ledere i diritti altrui: si può scegliere di rischiare d'incorrere in patologie anche molto gravi, ma non si deve mettere a repentaglio la salute altrui, facendo subire ad altri i propri comportamenti a rischio.

Un'attenzione particolare merita il tema dell'esposizione al fumo passivo (presenza di fumatori o possibilità di soggiornare in ambienti impregnati di fumo di sigaretta) durante la gravidanza, l'età pediatrica ed adolescenziale.  

"Secondo Fimp (Federazione Italiana Medici Pediatri), la fascia pediatrica è troppo spesso esposta al fumo di sigaretta, tanto più che oggi si parla di fumo di prima, seconda e, addirittura, di terza mano per indicare non solo i danni provocati dal fumo attivo e da quello passivo, ma anche dalle sostanze che restano per anni nell’ambiente, impregnando vestiti, muri e oggetti di casa, provocando, secondo recenti studi, potenziali danni anche al Dna."

La minaccia è sensibile specialmente durante la prima infanzia, quando gli organi, ancora immaturi, sono più vulnerabili di quelli degli adulti. I bambini piccoli assorbono generalmente una maggiore quantità di sostanze nocive attraverso l’aria, visto che respirano due o tre volte più frequentemente di soggetti in età più avanzata. I bambini esposti al fumo passivo presentano spesso una diminuzione delle funzioni respiratorie che non scompare neppure con l’età adulta.
Così si spiega la maggiore frequenza di malattie delle vie respiratorie, bronchiti, polmoniti, tosse e catarro.


giovedì 23 ottobre 2014

L'importanza del saluto

Salutare è la prima forma di relazione. Con un "buongiorno", si crea uno scambio di sguardi, un pretesto per un dialogo, una base per la conoscenza. Continuare a scambiarsi un cenno o una parola quando si va da qualche parte, è un modo per veicolare un messaggio nascosto: "io mi sto allontanando da te, ma non preoccuparti, torno".

Ecco perchè anche al nido il saluto acquisisce un valore fondamentale nella relazione tra bambino, genitore e educatore. E'un momento da curare, come lo sono le altre routine e le attività della giornata, non è un semplice scambio di saluti e di passaggio di informazioni. 

Pensate alla mattina. L'educatrice aspetta i bambini al nido, il genitore lascia il proprio figlio, il bimbo deve salutare per un lungo periodo il suo babbo e la sua mamma. Ognuno di loro ha delle emozioni, delle aspettative, degli stati d'animo diversi che ripercuote sull'altro.

L'educatrice deve svolgere in maniera professionale il suo ruolo di regista e innanzitutto predisporre un ambiente favorevole all'accoglienza dei genitori e dei bambini. Se loro trovano una situazione tranquilla con pochi bambini e angoli gioco ben strutturati, salutarsi risulterà più naturale.

Una cosa da fare sempre è sorridere. 
Essere accolti da un bel sorriso rende più piacevole il posto in cui vi trovate e quindi sorridete.
Anche il messaggio corporeo è importante: alzarsi, andare incontro al bambino e a chi è con lui, dare una carezza, sono tutti gesti rassicuranti. Così la famiglia si sente ben accettata al nido, rafforzando il legame con l'équipe educativa.

L'educatrice deve sempre ricordarsi che il genitore le sta affidando la cosa che di più prezioso ha al mondo. Per chi deve ambientare il proprio figlio al nido, le educatrici sono pressochè delle sconosciute: un colloquio ed una riunione bastano a creare una relazione?

Salutare i bambini serve per rendere il distacco dal genitore il più sereno possibile. Se la mamma è tesa, lo sarà anche il bambino.
Questa fase è fondamentale durante l'ambientamento, perchè quando la figura di riferimento si allontana, deve salutare, rassicurando il bimbo, che per la maggior parte delle volte protesterà. E'una cosa naturale: chi non lo farebbe? Si sta lasciando solo, in una situazione sconosciuta, con altri bambini e altri adulti e forse la mamma non tornerà più.
Ecco perchè è importante spiegare che si tornerà, farsi vedere sereni.

Succederà lo stesso che il bambino ce l'abbia con i propri genitori, che magari si senta un po’ abbandonato. I genitori però devono farsi una bella e solida corazza. La separazione è dura da affrontare, ma ai bambini viene data un'opportunità grandiosa: imparare ad essere indipendenti. 


L'autonomia nelle azioni quotidiane, la capacità di sapersi relazionare con i coetanei e con gli adulti, le competenze da potenziare attraverso tutti quegli stimoli che gli verranno proposti: ricordiamocelo quando salutiamo i nostri figli.

mercoledì 15 ottobre 2014

A tavola arrivano gli alieni

da corriere.it

Un gattino, un fratello piccolo, una pianta. Prendersi cura di un altro cosa significa? È stato chiesto a tappeto agli alunni di due scuole, una primaria e una dell’infanzia, e a sorpresa nessun bambino ha dato la risposta più semplice e istintiva:«Nutrirlo». Ma che cosa succede se in classe arriva un extraterrestre molto affamato? Per rinvigorirlo e tenerlo in vita bisogna alimentarlo con i cibi più buoni (e più sani). 

Ed ecco che «per gioco» l’attenzione si sposta su ciò che mangiamo. Da questa idea ha preso le mosse il progetto «Mi prendo cura- Adotta un alieno»: l’anno scorso il test alla Rinnovata Pizzigoni e alla Magreglio ha entusiasmato tutti - bambini, maestre e genitori. 
Quindi, promossa a pieni voti la fase sperimentale, adesso si procede. 
Il sito miprendocura.it è appena andato online, e dal 27 ottobre il team alieno sarà al Collegio San Carlo pronto ad atterrare a ruota nei plessi che lo inviteranno, e promosso come un «esempio di Best Practice» dal Comune.

«Per educare, le materie scolastiche della tradizione oggi non bastano: cerchiamo di aprire sempre più le classi alle esperienze che si sviluppano sul territorio e di coinvolgere le onlus nei percorsi formativi arricchendoli a tutto tondo», sprona l’assessore all’educazione Francesco Cappelli. L’alimentazione è tema su cui occorre sensibilizzare fin da piccoli, «materia non convenzionale di cui anche la scuola deve farsi carico». Una donna e un uomo, per fare colpo, imbandiscono la tavola: «È uno degli atti di ‘cura’ più preziosi per sé e per le persone cui si vuole bene, ma per la fretta sempre più spesso finiscono nel piatto dei bambini cibi poco curati e invitanti, innaturali», considera per parte sua Monica Colli, pedagogista alla testa dell’associazione ProXXIMa che ha gestito il progetto con Fondazione Cariplo e 8 per mille Chiesa Valdese, in collaborazione con Asl Milano. Viene e risolve, l’equipe dell’ «Invasione aliena» formata da Simonetta Marucci, nutrizionista, Grazia Mauri, maestra, Erica Verri, grafica, e Alessandro Sposetti che dà la voce al bambino delle Pillole, i video degli Episodi spaziali sul sito: «Non per fomentare sensi di colpa o essere fanatici, ma per sentirsi meglio: l’uomo, lo diceva il filosofo Feuerbach, è ciò che mangia. Quanto è vero..».


Il primo passo è costruire l’extraterrestre con il pongo o la cera d’api e la sua casetta col materiale di recupero (tappi, scatole, ritagli di stoffa, bottoni...). Poi, via con le Ricette spaziali (dell’omonimo libro edizioni Erickson), le Merende cosmiche, le Degustazioni galattiche: pian piano, nutrendo l’alieno, i bimbi imparano a nutrire (bene) anche se stessi. A scuola e anche a casa, replicando coi genitori le pietanze attraverso il sito. «Il coinvolgimento nella preparazione di piatti naturali e gustosi contribuirà alla rieducazione alimentare dei piccoli terrestri?», si è chiesta la Colli. Il processo, nelle scuole, è avviato. «Il percorso è stato circolare, siamo partiti dal piacere di assaporare e descrivere una nocciolina o frutti di stagione, e al piacere siam tornati col laboratorio del gusto dove i bimbi hanno imparato a non sprecare nulla, ad assaggiare tutto ciò che preparavano, a preferire i cibi più naturali e a valorizzare gli ingredienti che forniscono energia buona». In estate, i bambini della Pizzigoni si sono portati l’alieno in vacanza e i loro compiti consistevano nel raccontare cene e pranzi. Eccessivo? «Ma no, divertente», rispondono loro. «Necessario», rincara il team alieno. In occasione della giornata mondiale dell’alimentazione che cade giovedì «il cibo sia considerato prezioso e ognuno capisca che prendersi cura di un altro, vuol dire fare bene anche a sé».